Opera Ospite #3: Riposo della Sacra Famiglia in viaggio di Agostino Ciampelli

Agostino Ciampelli (Firenze 1565 – Roma 1630)
Titolo Il Riposo della Sacra Famiglia in viaggio
Olio su tela, 120 x 93 cm
Proprietà Famiglia Valentini / Bella di Viterbo
Courtesy of L’Antica Dimora, Gardone Riviera
Testo di Angelo Loda

Il presente dipinto proviene da una raccolta nobiliare toscana ed è stato attribuito ad Agostino Ciampelli, pittore fiorentino di nascita allievo di Santi di Tito, tra i principali esponenti della pittura controriformata toscana, attivo a lungo a Roma dove si stabilì verso il 1594.

L’attribuzione al Ciampelli venne formulata da Sandro Bellesi allorquando l’opera venne esitata presso una casa d’aste fiorentina (Pananti 17 ottobre 2020) ed è poi stata confermata da Sandro Franco Nesi nell’ottobre 2024 in un quaderno Un nuovo dipinto di Agostino Ciampelli sottolineando in quel frangente la grande perizia del Ciampelli come paesaggista. 

Bellesi lo collocò verso la seconda metà degli anni venti del Seicento nell’ultimo periodo di attività del pittore che si spense a Roma nel 1630.

Rimane difficile interpretare correttamente il soggetto raffigurato. Fin qui la critica ha proposto di leggervi un Riposo durante il ritorno dall’Egitto, quando la Sacra Famiglia, saputo della morte di Erode, tornò a Nazareth dopo aver trascorso qualche anno in Egitto. Solitamente, considerato che né i Vangeli canonici né quelli apocrifi precisano con certezza quando avvenne il ritorno, Gesù viene raffigurato come un bambino di cinque-sei anni tenuto per mano da Maria e Giuseppe con la scena da leggersi da destra a sinistra in senso opposto a quello della fuga, di solito raffigurata in senso inverso.

Il tema del Riposo durante il ritorno rimane abbastanza raro nell’arte occidentale anche se vi sono precedenti illustri ad esempio la Madonna della Scodella del Correggio alla Galleria Nazionale di Parma o la Madonna delle ciliegie di Federico Barocci in Pinacoteca Vaticana, un dipinto di Paolo Veronese, di cui sono note varie versioni la più significativa delle quali già in collezione privata milanese, un affresco in Santa Maria Maggiore a Roma di Ferraù Fenzoni o ancora un dipinto di Carlo Maratta eseguito nel 1695 per il marchese Niccolò Pallavicini, oggi perduto, ma noto in varie derivazioni.

In tutti questi casi il Bambin Gesù dimostra all’incirca cinque-sei anni, mentre nel dipinto di Ciampelli è palesemente più grande, già adolescente, all’incirca sui dodici anni, l’età che aveva allorquando la Sacra Famiglia andò da Nazareth a Gerusalemme. Si potrebbe quindi ipotizzare che qui sia raffigurata per l’appunto una sosta durante il ritorno da Gerusalemme dopo il ritrovamento nel tempio, e non tanto l’andata verso Gerusalemme, che avvenne, come riportano i Vangeli, insieme ad una comitiva di pellegrini.

Si tratterebbe in questo caso di un vero e proprio unicum iconografico in quanto non risultano note per il momento altre scene analoghe. Particolarmente interessante è l’imbandigione che fa Giuseppe sul ripiano di pietra che funge da tavolino su cui sono appoggiati pane e formaggio tirati fuori dal cesto, mentre Maria, connotata dall’ampio cappello stretto al mento da un nastro, con cui ripararsi dal sole, porge a Gesù una ciotola contenente una sorta di zuppa.

Sostanzialmente un picnic al riparo di un frondoso albero, che pare ben diverso dalla consueta palma che connota il paesaggio dei Riposi durante i viaggi evangelici verso e dall’Egitto e che si flette miracolosamente per offrire i suoi datteri alla Sacra Famiglia, mentre sullo sfondo si intravvede un edificio davanti ad uno specchio d’acqua difficilmente identificabili.

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