Fabio Maria Linari. L’impeto del Segno
Prezzo: Inclusa nel biglietto d'ingresso
FABIO MARIA LINARI. L’impeto del Segno
Dall’11 giugno al 30 agosto 2026
È ispirato alle tele cinquecentesche di Moretto e Romanino della cappella del Santissimo sacramento della chiesa S. Giovanni evangelista – secondo lettura storico critica che ne fece Giovanni Testori – il ciclo di sedici opere Apparuit Homo (2003), realizzato dall’artista spezzino Fabio Maria Linari (1959 – 2013). Con la mostra dal titolo “FABIO MARIA LINARI. L’impeto del Segno” il Museo Diocesano di Brescia ne porta alla luce la portata neo espressionista ed il collegamento sotteso con il fenomeno tutto contemporaneo della cancel culture, nata come corrente socioculturale sino a raggiungere la levatura di vera e propria categoria estetica.
Nel ciclo esposto, l’artista ligure due volte vincitore del Premio Morlotti e per lunghi anni residente a Brescia, reinterpreta i modelli più alti della pittura rinascimentale bresciana e li trasfigura con segno forte, cancellando i connotati dei personaggi e trasformandoli in sagome dalle forme e dalle cromie esasperate. La lezione è quella sdoganata all’inizio del Novecento dall’Avanguardia espressionista ed esistenzialista di Eduard Munch e Egon Schiele ma il gesto è quello contemporaneo di un singolo uomo, l’artista, che, usando il graffio come atto di erosione e scavo, apre una breccia nella forma delle cose per portare alla fuoriuscita del contenuto. Gli episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento della cappella bresciana – la Resurrezione di Lazzaro, la Cena in Casa di Simon Fariseo, la Messa di San Gregorio, gli Evangelisti Matteo e Giovanni e alcuni profeti ma anche la Sacra Conversazione con la Vergine, il figlio e i Santi Marta, Onofrio, Antonio e Rocco o Sposalizio della Vergine – diventano scampoli di anatomie (La forza), simboli (il bue raffigurato in Lucas, emblema di forza e mansuetudine associate all’apostolo)ritratti (in opere come Homo, Metamorfosi, Quis, Met) o frammenti di racconti, fatti, accadimenti (Domine, Apparuit, A longe vidi, Est).
La mostra è parte del progetto integrato MAB 2026 (sostenuto della Diocesi di Brescia e dal finanziamento CEI) – che vede uniti i tre istituti culturali diocesani bresciani, Museo Diocesano di Brescia, Archivio Storico Diocesano e Biblioteca Diocesana Luciano Monari – quest’anno incentrato su temi dell’hate speech e la cancel culture.
FABIO MARIA LINARI (1959 – 2013) Figlio d’arte, il padre era Giacomo Linari, noto pittore di paesaggi mistici liguri, Fabio Maria Linari nasce alla Spezia nel 1959. Si diploma al Liceo Artistico di Carrara e successivamente, nel 1983 all’Accademia di Belle Arti. Nel 1984 si diploma in calcografia e stampa d’arte ai corsi istituiti dalla stamperia Segno Grafico Ligure della Spezia e dal Centro Fondazione Museo Diocesano di Brescia Via Gasparo da Salò 13, Brescia – 030 40233 | museo@diocesi.brescia.it www.museodiocesano.brescia.it Internazionale della Grafica di Venezia. Nel 1985 si trasferisce a Milano, dove comincia a frequentare le più importanti gallerie d’arte della città e nella quale il suo percorso artistico comincia a prendere corpo. Al Museo Diocesano è stata realizzata nel 2010 la mostra Pugili. Nel 1987 diviene titolare della cattedra di Discipline Pittoriche al Liceo Artistico Statale Giacomo e Pio Manzù di Bergamo. Del 1988 è la prima personale presentata da Francesco Frangi, a Gardone Riviera, dal titolo La periferia e il ponte. Nel 1986 conosce lo storico e critico Giovanni Testori, che lo incoraggia a dipingere in maniera monumentale e selvaggia e il cui sprone fu lo stimolo per realizzare numerose esposizioni personali e collettive in Europa e negli Stati Uniti. Sono questi gli anni in cui si stabilisce tra Bergamo e Chiari, in provincia di Brescia. Agli inizi degli anni Novanta espone negli USA all‘università di Santa Barbara, in California. Con il pittore americano Kerry Condrom valorizza il quartiere di Hayes Valley Block a San Francisco con un’esposizione on the road. Tra le successive mostre, ricordiamo quelle presso la Galleria Charta di Bergamo (1996 e 1997), la Galleria Mari di Imbersago (1998), il Castello di Lerici, la Compagnia del Disegno di Milano (2000), l’Associazione Cortina (2002). Partecipa a numerose edizioni del premio La Fenice et des Artistes a Venezia. Nel decennale della caduta del Muro di Berlino espone presso la galleria Ars Media di Bergamo un ciclo di opere commemorative intitolate Carte Berlinesi e nel ventennale dell’evento, realizza presso il centro Allende della Spezia la personale Prospettive berlinesi. L’anno giubilare lo porta ad incontrare il Santo Padre in occasione della retrospettiva dell’opera paterna e della Postulazione della Causa Montfort Dottore della Chiesa. Nel 2001 riporta le suggestioni dei viaggi compiuti a New York in un primo ciclo di dipinti, influenze che torneranno nel 2007 nel ciclo Empire, percorso ideale dello skyline della città. Negli anni tra il 2003 e il 2005 si collocano una serie di esposizioni ispirate all’opera dei pittori rinascimentali Moretto e Romanino. Ha vinto due volte il Premio Morlotti e il secondo premio alla Biennale d’Arte Galep Città di Chiari. Tornato in Liguria nel 2011, è morto improvvisamente due anni più tardi, nel pieno della sua forza creativa. Nel 2014, per ricordare la persona e l’opera di Linari, è stata organizzata presso il LAS Cardarelli della Spezia, la mostra Fabio Maria Linari e i suoi amici, a cura di Valerio Cremolini. Successivamente, nel 2018, in occasione della quinta ricorrenza della sua scomparsa, il Comune della Spezia gli ha dedicato una mostra presso la Palazzina delle Arti dal titolo Fabio Maria Linari Viaggiatore senza tempo.