Summa Theologica, Tommaso d’Aquino, voll. I-IV - Museo Diocesano
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Summa Theologica, Tommaso d’Aquino, voll. I-IV

Autore: Scuola bolognese (primo quarto del XIV secolo) Manoscritto membranaceo  -  450x250 cm Provenienza: Brescia, Biblioteca Capitolare del Duomo  - 

I quattro volumi erano parte della biblioteca del modenese Giacomo degli Atti, vescovo di Brescia dal 1335 al 1344. Contengono la Summa Theologiae o Summa Theologica, la più famosa opera del teologo medievale San Tommaso d’Aquino.

Il primo a citare la loro esistenza fu il Padre Teatino Giovanni Giacomo Gradenigo nel suo elenco compilato nel 1755. Compaiono anche nell’elenco dei “Codici in Salvo” del 1797, cioè dei manoscritti destinati a restare nella Biblioteca Capitolare anche dopo il suo smembramento operato dalla Repubblica Cisalpina.

Gaetano Panazza fu il primo ad analizzare questi quattro volumi, nel 1964. Egli assegnò le miniature alla mano di un’artista di scuola emiliano-bolognese, informazione che coincide con l’origine emiliana del vescovo Giacomo degli Atti.

Il primo dei quattro volumi raccoglie la prima parte della Summa. Il secondo e il terzo contengono la seconda parte, divisa in due sezioni. Nel quarto volume si trova invece la terza parte dell’opera, lasciata incompiuta dall’autore.

Il testo inizia con la lettera Q di “Quia”, dipinta in rosa con profilature bianche su campo blu, mentre il bordo della pagina presenta una terminazione fogliata in blu e rosso vermiglio.

All’interno della lettera si trova il ritratto a mezza figura di San Tommaso d’Aquino. L’ignoto artista lo raffigura di tre quarti con il libro in mano, con un saldo modellato e un’attenzione precisa ai gesti e agli atteggiamenti. Lo stesso tipo di effigie si trova all’inizio del secondo volume.

Il San Tommaso degli altri due tomi ha la stessa saldezza plastica e gli stessi colori, ma si notano differenze fondamentali. La sua posa è ieratica, e si nota una maggior cura nella resa dell’incarnato e una particolare attenzione alla descrizione del volto. Nel terzo volume è anche ritratto con la barba, che gli dona un aspetto più solenne.

Anche le bordature fogliate sono molto diverse negli ultimi due libri. Hanno una strutturazione più complessa e i loro intrecci descrivono magnifici arabeschi. Inoltre, la presenza di germogli e boccioli nei fregi del quarto volume rendono la decorazione molto più elegante.

Fu sempre Gaetano Panazza a notare questa differenza. E la giustificò assegnando due mani diverse per i primi due volumi e per gli ultimi due. Entrambi sembrano, però, legati alla tradizione miniatoria sviluppatasi in Emilia e nella città di Bologna tra fine Duecento e i primi anni del Trecento.

Alcuni elementi, come le sfumature di colore dei bordi fogliati e il gioco chiaroscurale delle figure, potrebbero ispirarsi ad altre trattazioni più antiche, come quelle del cosiddetto Maestro di Gerona.

Author: Scuola bolognese (primo quarto del XIV secolo) Parchment manuscript  -  450x250 cm Provenienza: Brescia, Biblioteca Capitolare del Duomo  - 

The four volumes were part of the library of Giacomo Degli Atti from Modena, bishop of Brescia, from 1335 to 1344. They contain the Summa Theologiae or Summa Theologica, the most famous work of the medieval theologian Saint Thomas Aquinas.

The first to mention their existence was Father Giovanni Giacomo Gradenigo from Theatine, in his list compiled in 1755. They also appear in the list of “Codes in Salvo” of 1797, that is, of the manuscripts intended to remain in the Capitular Library even after its dismemberment by the Cisalpine Republic.

Gaetano Panazza was the first to analyze these four books in 1964. He assigned the miniatures to the hand of an artist from the Emilia-Bolognese school, information that coincides with the Emilian origin of Bishop Giacomo Degli Atti.

The first of the four volumes collect the first part of the Summa. The second and third contain the second part, divided into two sections. In the fourth volume, the third part of the work is left unfinished by the author.

The text begins with the letter Q of “Quia,” painted in pink with white outlines on a blue field, while the edge of the page has a leafy end in blue and vermilion red.

Inside the letter, there is a half-length portrait of St. Thomas Aquinas. The unknown artist depicts him in three-quarters with the book in hand, with a modeled balance and precise attention to gestures and attitudes. The same type of effigy is found at the beginning of the second volume.

The St. Thomas of the other two volumes has the same plastic solidity and the same colors, but fundamental differences are noted. His pose is hieratic, and you notice a more excellent care in the rendering of the complexion and particular attention to the description of the face. In the third volume, he is also portrayed with a beard, which gives him a more solemn appearance.

The foliated borders are also very different in the last two books. They have a more complex structure, and their intertwining describes magnificent arabesques. In addition, the presence of buds and buds in the friezes of the fourth volume makes the decoration much more elegant.

It was also Gaetano Panazza who noticed this difference. And he justified it by awarding two different hands for the first two volumes and the last two. Both seem to be linked to the miniature tradition developed in Emilia and in the city of Bologna between the late thirteenth and early fourteenth centuries.

Some elements, such as the shades of color of the leafy edges and the chiaroscuro play of the figures, could be inspired by other older treatments, such as those of the so-called Master of Gerona.

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