Giuditta con la testa di Oloferne - Museo Diocesano
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Giuditta con la testa di Oloferne

Autore: Agostino Salloni (Brescia, documentato tra il 1657 e il 1699) Olio su tela  -  194x143 cm Provenienza: Brescia, Chiesa di San Giorgio  - 

La tela proviene dalla chiesa di San Giorgio, antistante il complesso di San Giuseppe.

Curiosamente, non viene menzionata nelle guide artistiche settecentesche alla città di Brescia e nemmeno negli elenchi dei beni della chiesa. Per cui, non si ha nessuna ipotesi sulla sua origine.

Il restauro del 1978 ha riportato alla luce la raffinata cromia dell’opera e la scritta “DIVO GEORGIO / CYPRIANUS BAZZINUS / DICAVIT / 1686”.

La tela è attribuita ad Agostino Salloni, pittore ancora poco documentato e ricordato come “assai medriocre”.

La sua attività viene collocata dal 1657, anno in cui firma un lunettone per la chiesa di San Giovanni Evangelista a Brescia, e il 1699, quando viene menzionato in un pagamento di un quadro eseguito per Tavernola Bergamasca.

Il soggetto della tela si ispira al Libro di Giuditta dell’Antico Testamento, dove si narrano le vicende di Giuditta, vedova della città di Betulia. La donna ammalia e decapita il capitano assiro Oloferne, salvando il suo popolo dall’assedio e dalla dominazione straniera.

Nell’atmosfera cupa della notte, Giuditta ha appena decapitato Oloferne e consegna la testa all’ancella perché la infili nel sacco.

Nonostante i trent’anni di distanza tra il lunettone di San Giovanni Evangelista e quest’opera, è ancora evidente nello stile di Salloni l’apporto classicista della pittura emiliana e bolognese.

Si riconosce un eco dell’arte di Pietro Ricchi, documentato a Brescia tra il 1634 e il 1652. Fu autore di un ciclo di affreschi per la chiesa parrocchiale di Bienno (1634-1636) e un altro (perduto) per la parrocchiale di Bagolino (entro il 1652).

Secondo gli studiosi, la Giuditta di Salloni sarebbe una trasposizione quasi fedele ma ampollosa di una omonima tela del Lucchese. Da essa avrebbe ripreso il particolare del corpo esanime di Oloferne che sbuca dall’oscurità dell’ambiente.

Author: Agostino Salloni (Brescia, documentato tra il 1657 e il 1699) Oil on canvas  -  194x143 cm Provenienza: Brescia, Chiesa di San Giorgio  - 

The canvas comes from the church of St. George, sited in the homonymous square in front of the convent of St. Joseph.

There’s no theory on its origin. It had never been mentioned in the artistic guides to the city of Brescia nor the inventories of the church paintings.

The restoration in 1978 revealed both the original colors and the sentence “DIVO GEORGIO / CYPRIANUS BAZZINUS / DICAVIT / 1686”.

The canvas Giuditta and Oloferne is attributed to Agostino Salloni, a poorly documented painter remembered by the critics of the 18th century as “very much mediocre.”

His artistic career is dated mainly from 1657 when he realized a lunette for the church of St. John the Evangelist in Brescia and 1699 when his name was reported in payment.

The subject comes from the Book of Judith in the Old Testament of the Bible. There it is told the story of Judith, a young widow from the town of Bethulia.

She bewitched and beheaded Holofernes, the head chief of the Assyrian army, thus saving his people from the siege and foreign dominance.

In the gloomy atmosphere of the night, Judith has already beheaded Holofernes. She triumphally delivers the chief’s head as a trophy to her hold servant so she can place it inside the sack.

We still see in Salloni’s style echoes from the Emilian and Bolognese art styles, especially from the art of Pietro Ricchi, documented in Brescia between 1634 and 1652. He was the author of some frescoes for the parish church of Bienno (1634-1636) and others for the parish church of Bagolino (within 1652).

The critic supposes this painting to be a pompous but entirely accurate copy of a homonymous canvas of Pietro Ricchi. Salloni may have copied the detail of Holofernes’ body sprouting out from the darkness.

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