Sala I Archivi - Museo Diocesano
La Sala I, la prima a destra della prima galleria, contiene cinque opere del Settecento e una tela di inizio Ottocento. Si tratta di una veduta della Basilica di San Marco a Venezia del bresciano Angelo Inganni (1807-1880). Accanto ad essa, si trova una piccola tela con il Sogno di San Giuseppe di Giuseppe Bottani (1717-1784). L’impostazione della scena è molto semplice, con l’angelo Gabriele che indica a Giuseppe il gruppo della Natività sullo sfondo per giustificare la gravidanza di Maria. La classicità delle figure e i colori caldi donano un tocco di drammaticità all’episodio. Il nome della Sala “Ritratti del Settecento” si collega all’esposizione di tre ritratti su tela e uno scolpito di alcune personalità bresciane. Il piccolo mezzo-busto scolpito è il ritratto del cardinale Angelo Maria Querini, corredato anche dalla sua omonima raffigurazione ad olio su tela ovale. Il cardinale Angelo Maria Querini è stato una delle più importanti figure ecclesiastiche della città di Brescia. Fu Vescovo di Brescia dal 1727 al 1755 e fondatore della Biblioteca Queriniana, che scelse di aprire alla cittadinanza. Si prodigò per far riprendere i lavori del cantiere del Duomo Nuovo, interrotti per problemi tecnici, e per erigere nuovi edifici di culto come la Chiesa di Santa Maria della Pace. Proprio qui è conservato una sua effigie del 1738 che è servita da base per la realizzazione di tutti i ritratti del cardinale sparsi per tutto il territorio. Il Ritratto conservato nella Sala dei Ritratti del Museo Diocesano di Brescia ha la stessa impostazione di quello della Pace. Il vescovo Angelo Maria Querini è raffigurato con il suo abito cardinalizio; sullo sfondo, una iscrizione indica la sua appartenenza alla locale Compagnia della Morte di Santa Brigida. Come tutte le sue raffigurazioni, questa intende mostrare le sue qualità intellettuali e il suo mecenatismo. Pendant dell’effigie del Querini è il Ritratto di Giovanni Francesco Barbarigo, che fu vescovo di Brescia dal 1714 al 1723. La sua figura è più ricordata per il suo impegno personale nella catechesi e nella riorganizzazione del Seminario di Brescia. L’ultimo ritratto, subito a sinistra dell’ingresso della sala, raffigura un anonimo agrimensore bresciano. La natura della sua professione si riconosce dal compasso che ha in mano e dal regolo e dai fogli sul tavolo. L’intenso realismo e la sobrietà cromatica delle vesti, giocate sull’alternanza del marrone scuro e del rosso, ricordano lo stile tipico del bresciano Antonio Dusi (1726-1776).
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